Le antiche città all’ombra del Vesuvio

Alla scoperta degli edifici pubblici delle antiche città di Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplonti.

Un viaggio alla scoperta di alcuni dei parchi archeologici più belli e noti d’Italia, all’ombra del Vesuvio, alla scoperta delle città sepolte dall’imponente eruzione del 79 d.c.  con uno sguardo speciale rivolto agli splendidi edifici pubblici sepolti dalla cenere.

Vi proponiamo un itinerario di 2/3 giorni, tra luoghi pubblici e dettagli mai banali, arrivando e ripartendo da Napoli dove potrete visitare l’incredibile Museo Archeologico Nazionale, nonché una delle più affascinanti città del mondo!

mappe antiche città vesuviane da ercolano e pompei

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

“multa ibimiranda, multas formidines patimur”

Lì succedono molti fatti straordinari, ci capitano molti momenti di spavento.

Plin. Epist. VI 20

Così Plinio il giovane inizia il suo racconto dell’eruzione del Vesuvio del 24 agosto 79 d.C. Le conseguenze di questa eruzione, di inaudita potenza, furono devastanti.

Centri come Ercolano, furono letteralmente travolti dalla lava fuoriuscita dal vulcano, altri come ad esempio Pompei, furono ricoperti dalla cenere e dai lapilli trasportati dal vento.

Se da un lato la portata della tragedia a livello umano ed economico fu devastante, dall’altro l’eruzione del Vesuvio, con il conseguente depositarsi di lava e cenere, ha permesso di conservare praticamente intatte le città che ha colpito.

I centri campani, abitati dagli Osci, godevano di una favorevole posizione geografica, della presenza di corsi d’acqua, di ricchezze naturali e di un clima adatto alla coltivazione e per questo attirarono da sempre l’interesse di varie popolazioni, dai Greci, agli Etruschi, ai Romani,

Il nostro itinerario ci porterà ad Ercolano, Stabiae, Oplontis e Pompei. Insieme scopriremo gli edifici pubblici che l’eruzione del Vesuvio ricoprì, e che gli scavi archeologici hanno riportato alla luce.

Partiamo!

Il nostro viaggio prende il via e ci riporta a Napoli. La prima tappa sarà Ercolano, a circa 15 km dal capoluogo campano, facilmente raggiungibile in auto e comodamente raggiungibile in treno con la circumvesuviana.

Ercolano

La città di Ercolano si trova in prossimità del Vesuvio, tra i siti oggetto del nostro itinerario il più vicino ad esso, per questo motivo venne interamente seppellita dalla lava che fuoriuscì dal vulcano in seguito alla violenta scossa tellurica.

Ercolano fu rinvenuta fortuitamente nel 1709 quando, durante i lavori per la costruzione di un pozzo, furono scoperti i resti di un teatro romano. Trent’anni dopo re Carlo III di Borbone intraprese gli scavi che portarono alla luce l’intero centro.

Sono numerosissimi gli edifici ancora oggi visitabili presso Ercolano, un sito di rara bellezza, per questa ragione in questa sede, opteremo per una selezione, occupandoci di quelli significativi dal nostro punto di vista.

Entrando da nord andiamo alla ricerca delle terme del foro, di epoca giulio-claudia.

La struttura presenta una simmetria tra la zona femminile e la zona maschile, schema che ritroveremo a grandi linee anche nelle terme di Pompei.

L’ingresso al reparto femminile si trova a sud-est, non è molto vasto, ma è decorato con cura; nella sala d’attesa sono presenti sedute in muratura per una capienza massima di circa cinquanta persone.

Molto interessante in questo lato del complesso è il mosaico a tessere bianche e nere presente nell’apodyterium, una specie di spogliatoio femminile. Il mosaico rappresenta un Tritone con timone sulla spalla sinistra, circondato da fauna marina e un amorino con la frusta, rappresentazione naturalistica che ricorre anche nelle pitture contemporanee di quarto stile.

Nel comunicante tepidarium troviamo un mosaico raffigurante diversi motivi, tra cui tridente, foglia d’edera, girandola e falli contro il malocchio. Il tepidarium maschile, posizionato esattamente dall’altra parte della struttura, presenta pavimento mosaicato con la brutta copia del tritone presente nel reparto femminile (probabilmente è stato realizzato da un allievo).

Restiamo nell’insula VI per raggiungere la casa degli Augustali, con le pareti affrescate in quarto stile e scandite da semicolonne con capitelli ionici.

E’ stato possibile identificare l’edificio come casa degli augustali, in quanto al suo interno sono statti rinvenuti albi compilati su lastre marmoree. Gli augustali presenti in questi registri sono databili all’ultimo decennio di vita di Ercolano. Le grandi basi presenti all’interno dell’edificio testimoniano la presenza di statue colossali.

Ci spostiamo nell’insula orientalis II per raggiugere uno degli edifici pubblici più importanti della città, la palestra. L’ingresso vede la presenza di due colonne e frammenti della volta ne testimoniano la decorazione a cielo stellato. L’area scoperta, alberata e con piscina, presenta un triportico con colonnato corinzio; la piscina è cruciforme con al centro una fontana di bronzo raffigurante un’idra avvinghiata ad un albero.

La sala centrale presenta soffitti alti quasi 10 metri ed è preceduta da un colonnato. L’unico oggetto rinvenuto è un tavolo di marmo, usato per il culto o per le premiazioni al termine dei ludi agonistici. L’aula pubblica superiore è probabilmente da identificarsi con il tempio della Mater Deum, possiamo affermarlo grazie alla scoperta di un’iscrizione riguardante il restauro di quest’ultimo dovuto al terremoto del 62 d.C. All’interno della sala erano presenti anche una base con iscrizioni geroglifiche e statue egizie risalenti alla XVIII dinastia.

Nella zona sud del sito si erge un’ara funeraria rivestita di marmo eretta in onore di Marcus Nonius Balbus. Anche in questo caso l’attribuzione appare certa in quanto sul lato sud-ovest è presente un’iscrizione con dedica a quello che potrebbe essere stato un tribuno della plebe nel 32 a.C.

Le celebrazioni in suo onore, i parentalia, si svolgevano presumibilmente tra il 13 e il 21 febbraio, secondo una commistione tra culto eroico greco-asiatico e culto funerario romano.

Appena adiacenti all’ara funeraria si trovano le terme suburbane. Caratteristica principale, nonché grande differenza rispetto alle terme del foro, è la presenza di un solo impianto termale, non suddiviso in sezione maschile e sezione femminile.

Ai lati dell’ingresso (a semicolonne sovrastato da timpano) sono presenti due ambienti di servizio, per controllare l’ingresso dei bagnanti. Degna di nota, la sala di attesa (forse riservata ai massaggi) in cui sono presenti magnifici rilievi a stucco (più resistente rispetto alla pittura degli affreschi) che rappresentano guerrieri nudi su mensole. I cunicoli orizzontali, lungo le spalliere delle volte, garantivano il tiraggio del fumo caldo. Nel caldarium è ancora visibile l’impronta della vasca circolare, trasportata qui in seguito all’alluvione del 79 d.C.; il suo posto originario era sotto la grande finestra dell’abside nella schola labri, dove è stata ricollocata. Il tepidarium è quasi interamente occupato dalla grande piscina con acqua riscaldata, novità introdotta probabilmente da Mecenate.

Per tutte le info sul parco archeologico, orari e biglietti, consulta la scheda del sito archeologico di Ercolano.

Seconda tappa!

Ripartiamo quindi da Ercolano, per raggiungere Stabiae. In auto prenderemo l’A3 direzione Salerno, sino all’uscita Castellamare di Stabia per proseguire sulla SS 145 fino all’uscita Gragnano e via Passeggiata archeologica. In treno da Ercolano potremo comodamente utilizzare la linea circumvesuviana.

Stabiae

Non sappiamo quale fosse il sito preciso ove sorgeva l’antica città di Stabiae, distrutta da Silla nell’89 a.C. divenne luogo di villeggiatura, come ci racconta Plinio il Vecchio (III 9,70).

Stabiae ricopriva principalmente mansioni difensive e commerciali, vista la vicinanza al mare e fin dall’VIII-VII secolo a.C. fu attraversata da una strada che la collegava il porto a Nuceria. La città subì varie ondate migratorie, come testimoniano i reperti rinvenuti soprattutto nelle tombe, non mancano oggetti di produzione locale ma sono innumerevoli le tracce di ceramica greca ed etrusca, di cui conserviamo una delle più antiche iscrizioni mai rinvenute in Campania.

Stabiae subì prima la dominazione sannitica e poi quella romana, al quale si oppose. Distrutta non si risollevò mai del tutto, sino all’eruzione del Vesuvio.

I luoghi pubblici ad oggi conosciuti presso Stabiae, sono luoghi sacri.

Su un isolotto a circa 200 metri dalla costa troviamo il cosiddetto Tempio di Ercole, così chiamato in quanto, secondo il mito, si trova su un isolotto formatosi in seguito al lancio di un macigno da parte di Ercole, di ritorno dalle sue fatiche. È anche conosciuto come Scoglio di Rovigliano, dal nome di una antica famiglia romana, la gens Rubilia, o dal nome del console Rubilio. Del tempio sono giunte a noi solo un pezzo di muro e una torre anche se durante gli scavi era qui fu trovata anche una statua in bronzo raffigurante l’eroe greco, che però è andata perduta.

Il tempio di Atena si trova nella zona collinare di Castellammare di Stabia. Non si è certi che il tempio sia veramente dedicato ad Atena, qui è stata ritrovata una statuetta dedicata alla dea, ma vista l’origine sannitica del tempio nel IV secolo a.C. si ipotizza che esso potesse essere dedicato anche ad Afrodite o Artemide.

Il tempio di Cibele è costituito da colonne poste circolarmente intorno ad un ceppo sepolcrale. Secondo la ricostruzione degli archeologi il tempio si trovava all’interno di un bosco ove pare si svolgessero riti orgiastici importati dalla Grecia.

Per tutte le info sul parco archeologico, orari e biglietti, consulta la scheda del sito archeologico di Stabiae.

 

Terza tappa!

Lasciamo Stabiae per raggiungere Oplontis. In auto prenderemo la SS145 e poi l’A3 in direzione Napoli, fino all’uscita Torre Annunziata. Proseguiremo sulla SS18 fino all’incrocio con via dei Sepolcri, dove si trovano gli scavi archeologici. In treno da Stabiae potremo comodamente utilizzare la linea circumvesuviana.

Oplontis

Gli scavi di Oplontis sono generalmente considerati come una sorta di distaccamento degli scavi di Pompei, questo a causa della loro modesta dimensione rispetto al sito pompeiano.

Gli scavi si trovano all’interno della cittadina di Torre Annunziata.

I primi scavi sistematici in questa zona sono iniziati negli anni ’60 del secolo scorso, scavi grazie ai quali è stata portata alla luce la villa di Poppea e successivamente la Villa di Lucius Crassius Tertius.

L’unico edificio pubblico che è stato ritrovato sono le terme del console Marco Crasso Frugim risalenti al 64 d.C., quindici anni prima dell’eruzione del Vesuvio e anno del grande incendio di Roma.

All’epoca le terme di Oplontis erano sicuramente motivo di vanto per la popolazione locale. Persone illustri, come appunto Poppea o la sua famiglia (gens Poppaea) vi costruirono ville con vasche termali al loro interno.

Il generale Vito Nunziante nel 1831 scoprì i cunicoli che portavano l’acqua termale alle ville in epoca romana, utilizzati ancora oggi come condotti alle Terme Vesuviane.

Per maggiori informazioni sul parco archeologico, orari e biglietti, consulta la scheda del sito archeologico di Oplontis.

 

quarta tappa!

Lasciamo Oplontis per raggiungere una delle meraviglie d’Italia, tra i più celebri parchi archeologici al mondo, Pompei. In auto potremo raggiungere il sito in circa 10 minuti, percorrendo la SS18 direzione sud. In treno da Torre Annunziata potremo comodamente utilizzare la linea circumvesuviana.

Pompei

Il nostro viaggio termina a Pompei, punta di diamante di questo itinerario e del mondo subvesuviano.

I primi scavi a Pompei furono eseguiti nel XVIII secolo, per volere di Carlo III di Borbone e, nonostante non seguissero metodi scientifici, portarono alla luce le prime ville. Da questo momento in poi gli scavi nella zona proseguirono quasi ininterrottamente, sull’entusiasmo dei vari re per la cosiddetta “archeologia dei tesori”. Scavi non monitorati e che poco avevano a che fare con l’interesse per la storia di quei luoghi, teatro in quegli anni di numerosi episodi di saccheggio di statue e oggetti preziosi, che i vari decreti emanati non riuscirono ad arrestare.

Pompei è un sito unico al mondo, una vera e propria città che ha resistito al tempo, salvata, paradossalmente, da un’eruzione vulcanica. Il sito è estremamente esteso e gli edifici pubblici ben conservati sono numerosi.

Ci limiteremo dunque, per così dire, ad una visita al foro civile, uno dei luoghi più significativi della città.

Tra gli edifici più antichi, a sud ovest del foro, troviamo la basilica, risalente al II secolo a.C., datazione confermata da alcuni graffiti in osco ritrovati sulle pareti interne. L’edificio presenta tre navate, delle quali quella centrale è contenuta in un quadriportico sostenuto da colonne colossali. L’intera basilica era coperta da un’unica capriata sostenuta dalle semicolonne perimetrali. All’interno della basilica era presente anche il tribunale raggiungibile attraverso una scala di legno. L’entrata principale dal foro è costituita da cinque porte. A sud del vestibolo, scoperto, è presente un vano, nei pressi del quale è presente la scala che collega al primo piano del portico, il cui loggiato sovrastava la piazza. All’interno della basilica si svolgeva un numero considerevole di attività, testimoniate da vari graffiti, ora distaccati e conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

All’interno del foro sono poi presenti quattro templi:

  • il Tempio di Apollo: è costruito secondo il modello ellenistico della “piazza con tempio” nel II secolo a.C. Al momento dell’eruzione erano in corso lavori di ristrutturazione che duravano già da diversi anni; i lavori dovevano servire ad adattare il complesso al gusto dell’epoca. Il tempio di Apollo è stato per molto tempo il principale centro religioso della città.
  • il Tempio della triade capitolina: era dedicato a Giove, Giunone e Minerva e, come il tempio di Apollo, era posto su un podio di tradizione etrusco-romana. Il tempio è datato alla seconda metà del II secolo a.C.; alla fine del secolo il tempio venne rifatto su modello greco, con dodici colonne corinzie alte quasi 10 metri.
  • il Tempio dei lari pubblici: Questo santuario si apre sul foro civile invadendo anche lo spazio riservato al portico adiacente. Il fatto che le pareti dell’abside e del timpano presentino un’architettura movimentata a esedre che richiama apertamente quella dei fori imperiali, seppur adattata a una città di provincia, ci fa capire l’importanza del potere centrale di Roma.
  • il Tempio di Vespasiano: La facciata è di laterizi e non è in linea con l’adiacente edificio di Eumachia, bensì parallelo al portico del foro. L’edificio risulta un po’ “schiacciato” a causa della mancanza di spazio. Il luogo più caratteristico è il cortile, dove è presente un’ara marmorea su cui è raffigurata la scena del sacrificio di un toro, il che ci informa sulla funzione dell’edificio: questo tipo di sacrificio veniva attuato in onore dell’imperatore vivente, quindi, al Genio di Vespasiano.

 

Tra il tempio della Triade capitolina e quello dei lari pubblici, in una posizione un po’ appartata rispetto al centro della piazza, è presente il macellum, il mercato della carne e del pesce, edificio tipico delle città ellenistiche e romane, ma che trova il suo antenato in un edificio di origine punica. L’identificazione sicura della funzione di questo complesso è stata possibile grazie al rinvenimento di numerose squame di pesce nella fogna sottostante. Al momento dell’eruzione, l’edificio era in fase di ristrutturazione. Seppur fosse adibito ad area mercantile, il macellum presenta una struttura architettonica studiata nei minimi dettagli, compresi la fattura delle colonne, delle statue e dei dipinti.

L’edificio di Eumachia si trova accanto al tempio di Vespasiano, verso sud.  Deve il proprio nome ad una donna, Eumachia appunto, probabilmente di origine greca, sacerdotessa di Venere, il cui nome compare sull’architrave del portico e nell’iscrizione sopra l’ingresso laterale. Questa iscrizione comunica che Eumachia dedica l’edificio alla Concordia Augusta e alla Pietas, espressioni che rimandano all’imperatore Tiberio a sua madre Livia, alla quale il Senato romano aveva votato un’ara a causa di un grave malattia nel 22 d.C. Per questo motivo spesso si accostano Eumachia e suo figlio (nominato nell’iscrizione) ai personaggi dell’imperatore e sua madre. L’edificio era utilizzato come mercato della lana o come punto di ritrovo dei fullones, i lavandai.

Sul lato sud del foro troviamo anche tre edifici amministrativi:

  • Quello più a est, antico esempio di sala rettangolare più abside, sembra fosse la sede dei duo viri, i massimi magistrati della città, che qui svolgevano la loro giurisdizione.
  • L’edificio centrale era, presumibilmente, la sede dell’archivio, ipotesi dedotta dalla presenza di nicchie.
  • Il terzo edificio, accanto alla basilica, ricalca l’impianto della prima sala ed era probabilmente sede delle riunioni dei decurioni, i membri del senato locale.

Per un maggiore approfondimento sul parco archeologico, su orari e biglietti, consulta la scheda del sito archeologico di Pompei.

 

Il nostro viaggio termina qui!

Siamo Partiti da Ercolano, passando per Stabiae, Oplontis e Pompei alla scoperta di alcuni dei parchi archeologici più noti d’Italia, prestando attenzione ai luoghi pubblici, a un passo dal Vesuvio, nelle città sepolte dall’imponente eruzione del 79 d.c.

Ora è tempo di tornare a Napoli dove per chiudere in bellezza potrete visitare il bellissimo Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) che presenta numerose statue, frammenti di affreschi e reperti rinvenuti presso i siti archeologici che avete appena visitato!