Suasa Senonum

mosaici della villa romana dei Coiedii a Suasa Senonum

Interessanti e variegati sono i resti della Suasa romana. Qui troviamo una delle domus più significative del panorama italiano, la domus Coiedii, esempio tipico di domus, ricca di mosaici e affreschi di gusto raffinato e dalla tecnica curatissima, e l’anfiteatro più grande delle Marche.

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La storia della colonia romana

L’antica città di Suasa fu fondata insieme ad altri centri romani vicini come Sentinum, Forum Sempronii e Sena Gallica dopo la battaglia del Sentino nel 295 a.C.

I romani, infatti, portarono avanti una campagna di popolamento e urbanizzazione dell’ager gallicus, territorio precedentemente abitato dai Galli Senoni, dai quali deriva anche il nome della città Suassa Senonum. Questo avvenne soprattutto con la Lex flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo del 232 a.C. Legge Flaminia sul territorio gallico e piceno da distribuire individualmente.

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Suasa divenne un centro amministrativo di discreta importanza, una praefectura, che potè espandersi, soprattutto dal punto di vista commerciale grazie al passaggio di due importanti strade, la via Flaminia e la via salaria Gallica, che assicuravano a questo centro preziosi collegamenti.

Nel I secolo a.C. gli abitanti di Suasa ottennero anche la cittadinanza romana a seguito della guerra sociale del 90 a.C, e successivamente la città fu elevata allo status di municipium. Poteva, quindi, godere di una maggiore indipendenza. Questa fase coincide con il massimo sviluppo economico della città e il prestigio ottenuto si rifletteva nelle opere edilizie monumentali pubbliche e private.

Durante l’età imperiale, Suasa si difese bene come città, mantenendo la propria autonomia e il mercato attivo fino al III secolo d.C. quando cominciò a risentire della crisi che investì tutto l’impero, e si avviò verso un percorso di decadenza che la portò allo spopolamento e al definitivo abbandono a seguito della guerra greco gotica nel VI secolo d.C.

Il parco archeologico di Suasa Senonum

Il sito archeologico di Suasa, grazie agli scavi sistematici, si è rivelato progressivamente sempre più ricco di testimonianze del passato.

I resti archeologici rivelano preziose informazioni e sono presenti in ogni spazio all’interno dell’area archeologica, a partire dal terreno, che conserva le tracce della pavimentazione della rete viaria. Ben visibile è una delle due arterie principali dell’antica città, il cardo massimo, che ancora oggi all’interno del sito rivela la propria posizione strategica.

Questo, infatti, ci porta al foro, la piazza principale di enormi dimensioni 105 x 34 metri, originariamente cinto da un porticato colonnato disposto a ferro di cavallo. Si può riconoscere bene il perimetro della piazza, i luoghi dove sorgevano le antiche botteghe artigiane e parte della pavimentazione.

Il cardo ci conduce poi a uno degli elementi più rilevanti di tutto il parco archeologico, la Domus Coiedii. Si tratta di uno degli esempi più significativi di domus, tra i più rilevanti nelle Marche e a livello nazionale. Qui sono stati riportati alla luce numerosi mosaici di diversi stili ed epoche, affreschi e decorazioni in opus sectile, parzialmente visibili in loco, mentre la parte restante è conservata al museo archeologico del territorio di Suasa, a Castellone di Suasa, del quale si consiglia una visita, per completare il panorama di quanto visto nel sito.

La villa, della quale oggi si distingue molto bene il perimetro, le fondamenta, parte della pavimentazione (a volte con decorazioni musive) e delle pareti e la divisione delle stanze, si estendeva per un’area complessiva di 3500 metri quadri e apparteneva a una famiglia di rango senatorio, la gens Coiedia, come testimonia il ritrovamento di alcune epigrafi. La villa è stata abitata per un arco di tempo molto esteso, che può essere suddiviso in tre momenti: il primo è relativo al nucleo originario della costruzione, nel I secolo a.C., l’epoca d’oro di Suasa, poi all’inizio del II secolo d.C. quando sono stati fatti gli ampliamenti significativi che hanno portato allo sviluppo del complesso delle dimensioni attualmente osservabili, e infine arriviamo al III secolo d.C. con ulteriori modifiche apportate alla struttura.

Ad oggi si possono riconoscere diversi ambienti a partire dal corridoio di accesso che portava all’atrio, già presente nel nucleo originario della casa, con la tipica apertura del tetto che permetteva all’impluvium di riempirsi (il bacino d’acqua piovana). Attorno a questo si disponevano altri ambienti chiusi tra i quali troviamo il larario, stanza dedicata al culto dei Lari, dei protettori della casa, con ricche decorazioni musive due stanze da letto cubicola e delle alae, ambienti laterali di servizio. Proseguendo troviamo un tablinium, dunque uno studio in cui non mancavano mosaici e il quartiere termale, aggiunto in seguito, con decorazioni a soggetto mitologico e un hortus, il giardino interno, nella parte posteriore della casa, dove si trovano anche altri ambienti di servizio.

Oltre alla domus Coiedii vi è anche una seconda domus, più piccola, detta domus repubblicana per l’epoca di costruzione, risalente alla fase pre municipale di Suasa. È divisa in due settori, da un lato la parte padronale dove troviamo le tracce dell’atrio, il tablinium dei cubicola e un oecus (un ampio soggiorno), i pavimenti e le pareti decorate. Dall’altra parte si possono riconoscere degli ambienti servili e locali di servizio, che avevano le pareti in argilla.

Molto significativo è anche l’anfiteatro, il più grande della regione Marche che tutt’ora ospita spettacoli. Fu costruito nel I secolo nella fase di trasformazione monumentale della città divenuta municipium.  È ubicato dalla parte opposta del cardo rispetto al foro. E’ sempre stato visibile, in tutta la sua forma circolare, (misura sull’asse maggiore quasi 100 metri, su quella minore quasi 80) ed è stato oggetto a più riprese di campagne di scavo sistematiche tra gli anni ’30 e il 2000.  Ad oggi è visibile la parte inferiore della cavea, l’arena e alcuni degli ingressi agli spalti (vomitoria).

Adiacente all’anfiteatro si trova un teatro coevo, dalla tipica forma semicircolare e di dimensioni più contenute, che a differenza del primo è stato scoperto solo recentemente, nel 2003, grazie a delle foto aeree. Non si conserva molto di questa struttura, di cui possiamo vedere solo il perimetro.

Immagini Copyright: Diego Baglieri / CC BY-SA

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Orari di ingresso

Dal 1 luglio al 18 settembre
Sabato, Domenica e festivi dalle ore 16,00 alle ore 19,00.

Dal 20 settembre a luglio

Aperto solo su prenotazione per gruppi minimo di 15 persone o in occasione di eventi.

Biglietti

Intero: 6 €

Il biglietto include anche l’ingresso al Museo Archeologico “A.Casagrande” o lo stesso giorno o eventualmente in un’altra data sempre negli orari di apertura.

Come arrivare a Suasa

In auto: dalle città del nord e del sud è possibile arrivare in auto tramite l’autostrada adriatica A14, uscita Senigallia e proseguire sulla Strada Provinciale Corinaldese in direzione di SP14 a Castelleone di Suasa.

Coi mezzi pubblici: lungo la costa la stazione ferroviaria più vicina è Marotta, dall’interno Pegola. Da entrambi i punti è possibile prendere nelle  rispettive direzioni il bus di linea 35  (litoranea 3) che porta a Castellone di Suasa. Scendere alla fermata Pian di Volpello Snodo, che dista circa 15 minuti a piedi dal sito archeologico.

 

Contatti

Tel: +39 3756720915

Email: info@parcosuasa.it

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