Antichi RomaniRegione Lazio

Minturno

sito archeologico di minturno

La colonia romana di Minturno era una città dalla doppia anima, votata al commercio quanto all’otium.  Agevole approdo marittimo per gli antichi, oggi con i suoi resti archeologici ci riporta indietro nel tempo. Il teatro, perfettamente conservato, ancora oggi si anima con rappresentazioni e spettacoli e ci restituisce uno scorcio sul passato romano dell’antica Minturnae.

Storia di Minturno

Lungo le rive del fiume Garigliano, anticamente chiamato Liris, proprio a ridosso di un’apertura sul mare, l’antica popolazione italica degli Ausoni trovò un luogo agevole per far sorgere un centro abitato, che si ingrandì e acquisì importanza sotto il controllo degli Aurunci, diventando una città di rilievo all’interno della pentapoli aurunca.

Nel 314 a.C. durante la seconda guerra sannitica i Romani distrussero la città, e rifondarono nello stesso luogo una colonia marittima con il nome di Minturnae, dall’etimologia incerta, ma che tra le varie ipotesi si immagina sia collegato alla dea ctonia Manturna, originariamente parte del pantheon etrusco, o al Minotauro.

I Romani sfruttarono la colonia per motivi commerciali data la vantaggiosa posizione, oltre ai collegamenti marittimi, infatti, il centro era favorito anche dal passaggio della via Appia.

La città era organizzata con una zona residenziale vicino alla costa dove si trovavano le ville marittime, luogo per l’otium dei ricchi Romani, mentre l’area collinare era dedicata alla produzione agricola con delle ville rustiche ben organizzate.

Nell’88 a.C. Caio Mario, durante lo scontro con Silla, si rifugiò proprio a Minturnae. In età augustea la città subì una forte trasformazione in seguito a una seconda deduzione e una monumentalizzazione del suo assetto urbanistico. Un’altra rilevante ristrutturazione avvenne in età adrianea, e i resti osservabili oggi appartengono soprattutto a questa fase.

La città risentì della crisi del III secolo, ma poche sono le notizie della fase finale - è noto però che venne distrutta dai Longobardi alla fine del VI secolo.

Purtroppo, l’area archeologica ha subito molti saccheggi nel corso del tempo: furono sottratti dei marmi per arredare il duomo di Gaeta in epoca medioevale, e nel 1820 fu realizzata una significativa sottrazione di reperti, soprattutto sculture, da parte del comandante dell’esercito borbonico Laval Nugent. Reperti ancora oggi sparsi all’estero.

Il sito archeologico di Minturnae

resti dell'antica minturnae

Il sito archeologico conserva bene le tracce di un’area piuttosto estesa dell’antica città di cui è possibile intuire la struttura in diversi punti e le varie trasformazioni del suo assetto urbanistico nel corso del tempo.

L’organizzazione originaria era quella di una colonia fortificata, con un reticolato di strade impostato a partire dal cardo e dal decumano, che in questo caso coincide con il tratto urbano della via Appia, abbellita in modo monumentale durante la ristrutturazione augustea, e di cui è visibile un tratto originale pavimentato in basalto.

All’incrocio delle due strade principali si trovava il foro costruito in età repubblicana e ampliato in epoca imperiale, circondato da un portico. Attorno ad esso si organizzavano alcune delle strutture principali per la vita cittadina.

Particolarmente evidente è il monumentale teatro, che accoglieva 4000 spettatori, così ben conservato da essere utilizzato ancora oggi per spettacoli teatrali. Mantiene tutta la sua struttura, con scena, orchestra e cavea.

Gli ambienti sottostanti ospitano l’antiquarium che raccoglie alcuni reperti, come le statue di Augusto, di Livia, delle Muse e decorazioni architettoniche provenienti dai templi e dal teatro, epigrafi, ex voto, monete, trovati a Minturno e nell'aria circostante.

Possiamo osservare ancora oggi i resti delle tabernae dedicate all’attività commerciale, di fronte alle quali era il macellum, con i resti delle colonne e una delle arcate. Qui si trovavano anche i luoghi dedicati alla religione, soprattutto il capitolium dedicato alla triade capitolina e tracce di altri templi meno estesi.

Si conservano anche alcuni ambienti delle terme pubbliche, in particolare si riconosce il calidarium con il suo sistema di riscaldamento e una piscina esterna (natatio).

La dimensione residenziale è testimoniata dai resti di una domus detta “delle terme” perché comprendeva un impianto termale privato con raffinate decorazioni musive.

acquedotto di minturnoAl di fuori dalle mura, lungo la foce del fiume, si trovano tracce di un tempio dedicato alla ninfa Marica, divinità delle acque, che successivamente fu convertito in un luogo di culto di Iside e Serapide in tarda età imperiale. E’ anche visibile un tratto significativo di un’importante testimonianza dell’ingegneria romana: l’acquedotto che dalle sorgenti di Capodacqua si immetteva nella città di Minturnae attraverso la porta Gemina.

Immagini Copyright:

By AlMare - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=651155

By Carole Raddato from FRANKFURT, Germany - Minturnae, Minturno, Italy, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37879734

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Orari

Area archeologica: 8.30- un’ora prima del tramonto

Museo: lun.-dom.8.30-19.30

Biglietti

Intero: 5 €

Ridotto: 2 €

Contatti

+39 0771 680093

SCHEDA SITO ARCHEOLOGICO:

FONDAZIONE: III secolo a. C.

DECLINO: VI secolo d.C.

CIVILTA’: Romani

REGIONE: Lazio

PROVINCIA: Latina

AMMINISTRAZIONE: direzione generale musei Lazio

SCOPERTA: XX secolo

Come arrivare a Minturno

In auto: Il sito è raggiungibile in auto da nord e da sud, tramite l'autostrada A1 uscita Cassino, poi si prosegue sulla SR630 fino a Minturno

In treno: é possibile arrivare a Minturno in treno, con i treni regionali sulla linea ferroviaria Roma- Napoli, stazione di Minturno-Scauri

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